2 settembre – Rifugio Fantoli
Oggi la visita è prevista al Rifugio Fantoli, che ci consentirà
di terminare questa lunga estate che ci visti impegnati in tutte le valli
dell’Ossola e ci ha consentito di confrontarci con 26 realtà
gestionali differenti.
Il Fantoli è una struttura ubicata a 1.000 m di quota, nell’Alpe
Ompio, presso San Bernardino Verbano ed è di proprietà del
Club Alpino Italiano, Sezione di Pallanza.
La gestione opera presso il Fantoli da 28 anni e, quindi, conosce profondamente
il territorio, nonché la tipologia di ospite. Il flusso turistico
in rifugio è condizionato dalla vicinanza dei Laghi (l’Alpe
Ompio è a circa 15 chilometri da Baveno) e da un tessuto turistico
molto ramificato, che ha fatto rete fra i vari operatori in modo da indirizzare
il turista verso diverse destinazioni, in base alle esigenze che lo stesso
esprime.
1 settembre- Rifugio Bimse
Con
la prima settimana di settembre il programma prevede la visita presso
le due ultime strutture individuate, il Rifugio Bimse ed il Rifugio Fantoli,
che ci porteranno a quota 26 rifugi.
Partiamo quindi presto da Torino, con destinazione Frazione Riale in alta
Valle Formazza dove è situato il Bimse (il nome significa “al
lago”), un nuovo rifugio aperto da poco più di un anno, in
prossimità, appunto, del Lago di Morasco e di proprietà
della Comunità Montana.
Il rifugio è raggiungibile in automobile, dispone di 21 posti letto
e di circa 80 coperti.
La gestione è molto dinamica: numerosi sono i progetti messi in
cantiere per offrire un servizio di qualità e differenziare nel
contempo l’offerta turistica. Alcuni di questi, come l’idea
di proporre delle visite congiunte ad alpeggi della valle, hanno lo scopo
di coinvolgere espressamente le scolaresche al fine di avvicinare i più
giovani all’ambiente di montagna.
26 agosto – Rifugio Alpe il Laghetto
Giovedì
26 agosto la giornata si presenta stupenda: l’ideale per andare
al Rifugio Alpe il Laghetto, a 2.039 m s.l.m., raggiungibile in 2h30’
dalla località Gomba, il Alta Val Bognanco. La camminata è
sempre piacevole, seppur, in alcuni tratti, impegnativa.
Il Rifugio è gestito direttamente dai soci della Sottosezione di
Arsago Seprio del CAI (la Sezione di appartenenza è Somma Lombardo,
che gestisce l’omonimo rifugio) che si alternano a coppie di 2 persone.
Il rifugio apre tutti i week-end di Giugno, Luglio e Settembre ed in maniera
continuativa nel mese di Agosto.
Al Rifugio si respira l’aria della passione che contraddistingue
il volontariato del Club Alpino Italiano dove tutti i soci, in base alle
loro competenze, aiutano nella gestione della struttura offrendo, quando
possibile, un supporto a diversi livelli per ammodernare e migliorare
il servizio: attualmente, ad esempio, è in costruzione il nuovo
locale invernale.
25 agosto – Rifugio Sesto Calende
Oggi
torniamo in Alpe Devero per visitare una struttura gestita in maniera
atipica, rispetto al panorama rifugistico comunemente conosciuto. Ci riferiamo
al Rifugio Sesto Calende, di proprietà dell’Agenzia del Demanio
– fino ad una trentina di anni or sono era una casermetta della
Guardia di Finanza – e dato in gestione alla Sezione di Sesto Calende
del Club Alpino Italiano. La particolarità della gestione risiede
nel fatto che il Rifugio è dato in disponibilità ai gruppi
che ne facciano richiesta che, individuato un referente (deve necessariamente
essere un Socio del CAI), possono autogestirlo per periodi che possono
variare da 1 giorno ad una settimana. Quest’ultimo è il caso
dei gruppi che utilizzano il Rifugio per proporre dei corsi, come ad esempio
quelli proposti nell’ambito della conoscenza del territorio e svolti
con accompagnatori naturalistici del luogo.
I referenti della Sezione di Sesto Calende, quindi, hanno redatto un manuale
di buone pratiche comportamentali, che si affianca al Regolamento Generale
del CAI, e si occupano della supervisione della struttura e dell’acquisto
dei materiali per il funzionamento corrente del Rifugio, ad esclusione
dei viveri, a carico dei singoli gruppi.
24 agosto - Rifugio Baita Omegna
Il 24 agosto partiamo da Torino sul presto, per raggiungere la Baita Omegna.
Il Rifugio, di proprietà della Sezione di Omegna del CAI, è
sito al Mottarone, località sciistica (funivia di Stresa), a 1.350
m s.l.m ed è raggiungibile in 5 minuti dall’ampio posteggio.
Il rifugio, che conta 18 posti letto, è aperto tutto l’anno
con un giorno di chiusura, il martedì. Il target principale di
ospiti vede soprattutto italiani che vengono nella struttura per degustare
alcuni piatti tipici proposti dalla gestione fra cui si cita il Tapelucco,
carne d’asino
servita con polenta.
5 agosto – Rifugio San Bernardo
Oggi la destinazione è di nuovo la Val Bognanco, ed in
particolare il Rifugio San Bernardo, struttura privata
sita nell’omonima località e raggiungibile in automobile,
a 1.630 metri di quota. Ci incontriamo a Domodossola con il Gestore, Sig.
Adriano Ghelfi, che ci accompagna alla scoperta della Val Bognanco prima
di arrivare in rifugio, un bello chalet in legno attorniato da un bosco
di conifere. La gestione è al suo primo anno al Rifugio San Bernardo,
dopo aver gestito per diverso tempo il Rifugio Città di Busto,
in alta Val Formazza. Nonostante ciò, sono in cantiere diversi
progetti di valorizzazione sia della struttura in sé, sia del contesto
ambientale limitrofo, contraddistinto, fra l’altro, da alcune interessanti
torbiere, cercando contestualmente di “fare rete” con altri
attori locali del territorio, quali ad esempio i malgari che producono
un ottimo formaggio “grasso d’alpe”.
4 agosto – Rifugio Somma Lombardo
Ci svegliamo sul presto, verso le 6.00. Dobbiamo risalire l’Ossola,
fino al fondo della Val Formazza per prendere il sentiero che ci porterà
al Rifugio Somma Lombardo, ad oltre 2.500 m di quota. 
La camminata è bella, ma a tratti impegnativa: ci vogliono circa
2 ore per raggiungere la diga del Lago dei Sabbioni nelle cui vicinanze
è ubicato il Rifugio e da cui è possibile vedere alcune
montagne di estrema bellezza, fra le quali spicca la Punta Arbola.
Al Somma Lombardo si respira quell’aria che contraddistingue l’attività
di volontariato del Club Alpino Italiano. Il Rifugio, infatti, di proprietà
della sezione di Somma Lombardo del CAI, è gestito solo da soci
volontari che, alternandosi a coppie di due persone, garantiscono l’apertura
continuativa nel mese di agosto e tutti i week-end dei mesi di giugno-luglio
e settembre.
Anche per questo motivo, ossia l’alternarsi nella gestione, il coordinatore
dei team, il Sig. Renato Aggio, che riveste anche la carica di Vicepresidente
del CAI Lombardia, ha predisposto con i soci un utilissimo manuale di
gestione del Rifugio, in cui sono riportate tutte le attività e
tutti gli impianti (idrico, ecc.) con il dettaglio di come debbano essere
gestiti e mantenuti, in modo che questo vademecum consenti ad ognuno un’autoformazione
di base, che si affinerà con l’esperienza diretta della gestione
del rifugio.
3 agosto – Rifugio il Dosso
Questa
settimana iniziamo le nostre visite in rifugio in una valle nuova, dove
saremo impegnati anche nei prossimi giorni, la Val Bognanco, località
famosa per le terme, cui si giunge da Domodossola.
La meta è il rifugio “Il Dosso”, una struttura privata
di recente costruzione, edificata tre anni or sono, all’Alpe Arza,
a 1.754 m di quota.
Si giunge in macchina fino alla località San Bernardo, dove si
può posteggiare in un ampio parcheggio e si prosegue a piedi per
circa 25 minuti sulla strada poderale non aperta al traffico privato.
La passeggiata è piacevole, fra i larici ed i mirtilli, che in
questo periodo sono appena maturati.
Giungiamo in breve tempo. Il Rifugio prende il nome dall’omonimo
monte chiaramente visibile: è una struttura costruita con attenzione
agli aspetti di efficienza energetica dell’edificio (doppi vetri
e coibentazione sulle pareti e nel tetto) e del risparmio dell’acqua
(dosatori e pulsantiere differenziate nei servizi).
29 luglio – Rifugio Oberto Maroli
Questa notte ha piovigginato e quando ci siamo svegliati il tempo non
faceva presagire nulla di buono. Abbiamo inizialmente tentennato: è
vero che si prende la funivia per salire al rifugio Oberto Maroli, ma
è altrettanto vero che è un peccato salire fino al passo
del Monte Moro, a 2.800 m di quota, praticamente al confine con la Svizzera
e non riuscire a godere di un contesto ambientale sicuramente molto bello.
Ma alla fine siamo pur sempre qui per lavoro e c’è una tabella
da cercare di rispettare: in mancanza di pericoli, saliamo.
In effetti arriviamo alla fine del tragitto in funivia (due tronchi separati)
che non si riesce a vedere a 10 metri; il rifugio è vicino (10
minuti al massimo) ed i cartelli posizionati in maniera “strategica”
ci consentono di arrivare senza problemi alla struttura.
Il Gestore, il Sig. Fabrizio Lometti è al primo anno di esperienza
nella conduzione di un rifugio, ma ha sicuramente le idee chiare e il
suo lavoro precedente, era muratore, gli consente di mettere la mani su
alcuni migliorie con cognizione di causa, come ad esempio la coibentazione
del locale cantina che ospiterà il nuovo impianto per l’acqua
calda.
Il rifugio è meta sia di fruitori che passano in giornata, giungendo
con facilità grazie alla funivia, ma è anche posto tappa
anche di diversi alpinisti, soprattutto svizzeri, tedeschi ed olandesi
che attraverso il passo del Monte Moro, entrano nel versante italiano.
28 luglio – Rifugio Zamboni Zappa
Dalla funivia Belvedere di Macugnaga, che porta in circa 25 minuti
nell’omonima località (costo 15 euro per andata e ritorno,
ultima
discesa alle 16.40), si prende l’evidente sentiero che conduce al
rifugio Zamboni Zappa, di proprietà della Sezione SEM del Club
Alpino Italiano. Il rifugio si raggiunge in circa 45 minuti dalla funivia,
su un sentiero sempre evidente, anche nel breve tratto di attraversamento
della parte terminale del ghiacciaio del Belvedere. Poco dopo aver superato
la morena si risale per l’evidente traccia ed il Rifugio è
già in vista, sovrastato dalla stupenda parete est del Monte Rosa.
Il Rifugio si trova a 2.070 m di quota (pochi metri a valle si segnalano
le Baite dei malgari, dove è possibile acquistare formaggio locale)
ed è una delle strutture storiche del massiccio del Rosa. La Gestora,
Sig.ra Tania Bettineschi, ha una profonda conoscenza della struttura in
cui opera da diversi anni e l’intervista è un’utile
occasione per approfondire e confrontarsi sui diversi aspetti della gestione
di un rifugio alpino di questo tipo, con una clientela che si divide fra
alpinisti ed ospiti più propensi alla gita di giornata.
Si segnala, fra l’altro, che la struttura ospita i corsi di alpinismo
organizzati dalle guide alpine ed in passato ha ospitato diversi ricercatori,
soprattutto geologi, impegnati nei rilievi del lago effimero, ad appena
30 minuti dalla struttura.
28 luglio - Rifugio Wengwald Hutte
Oggi siamo partiti da Torino molto presto, destinazione Macugnaga,
Valle Anzasca, patria del popolo walser. Questa settimana, infatti, saremo
impegnati a visitare i tre rifugi della zona.
Complice anche la vicinanza di agosto, per definizione il mese delle ferie
in Italia, qui a Macugnaga si vive maggiormente, rispetto ad altri posti
in cui siamo stati nelle scorse settimane, l’atmosfera delle vacanze:
in piazza si vedono diverse famiglie sicuramente in villeggiatura in uno
dei tanti alberghetti.
Iniziamo il nostro ciclo di visite con il Rifugio Wengwald Hutte (1.932
m), una struttura comodamente raggiungibile con la funivia “Belvedere”
(15 euro andata-ritorno) che porta all’omonima località,
oppure in 1h15’ circa inizialmente risalendo il tracciato della
pista da sci e poi su un visibile sentiero.
Il Rifugio Wengwald Hutte, gestito da quest’anno dal Sig. Bettineschi
Fabio (prima era il gestore dell’Oberto Maroli al Monte Moro), dispone
di 12 posti letto, è aperto sia d’estate che d’inverno,
grazie alla sua vicinanza alle piste da sci, e propone una cucina che
si basa su diversi prodotti del territorio.
22 luglio - Rifugio Parpinasca
Il Rifugio Parpinasca è l’ultima struttura prevista
per questa settimana.
Il tempo, che durante la giornata ha alternato sprazzi di sole a nubi
minacciose, alla fine ha optato per la seconda soluzione e saliamo in
rifugio sotto una pioggia abbastanza intensa.
Fortunatamente
dal punto in cui si lascia l’automobile al rifugio sono segnati
40’, che correndo un po’ riusciamo a limare ulteriormente.
Il Rifugio Parpinasca si trova in località Trontano, nella fascia
di pre-parco del Parco Nazionale della Val Grande, a 1.200 metri di quota
e prende il nome dall’Alpe in cui è situato. Il paesaggio
che contraddistingue questa fascia di vegetazione è il bosco, con
una fitta faggeta molto bella da attraversare, con i suoi giochi di chiaro-scuri.
La gestione, fra le diverse attività proposte come, ad esempio,
i workshop fotografici, presenta un interessante calendario di eventi
che coniuga alla classica attività di ristorazione le produzioni
tipiche del territorio e delle tradizioni locali. La manifestazione, una
volta al mese, di domenica, è stata denominata “Le Domeniche
dei Sapori della Val Grande”.
22 luglio - Rifugio Maria Luisa
Questa mattina il tempo non lasciava presagire nulla di buono.
Già alle 5.00 del mattino la pioggia scendeva abbastanza intensamente,
o così almeno ci pareva sotto la tenda.
Alle 6.00 abbiamo deciso di avvertire i gestori dei rifugi previsti per
la giornata, comunicando che non ci saremmo mossi, ma una leggera schiarita
ci ha fatto propendere per tentare di arrivare almeno al punto di partenza
del primo rifugio, il Maria Luisa, in Frazione Riale di Formazza. Da qui
ci vuole circa 1h 30’ prima di arrivare in rifugio, seguendo la
caratteristica mulattiera che serve la diga dell’ENEL.
Sotto la pioggia, raggiungiamo velocemente il rifugio. Il “Maria
Luisa”, di proprietà del CAI di Busto Arsizio, è sito
a quota 2.150 m. Si compone di tre corpi: quello centrale, dove si svolge
l’attività di accoglienza e ristorazione ed i due laterali,
adibiti al pernottamento in camere da 4-6 posti letto e due camerate.
Ogni anno la proprietà e la gestione lavorano insieme per apportare,
secondo un piano di investimenti concordato, le migliorie atte ad aumentare
la qualità dell’offerta ricettiva ed agevolare la gestione
della struttura, come, ad esempio, il rifacimento di parte dei servizi.
21 luglio - Rifugio Miryam
Siamo
all’ultimo rifugio della giornata, il Miryam (2.50 m), dal nome
della Santa Vergine Maria. Ci aspetta un’accoglienza conviviale.
Il rifugio è di proprietà dell’ACLI di Cinisello Balsamo,
nel Milanese. La struttura era nata in principio come casa per i guardiani
della diga e fu donata alla curia verso la fine degli anni ’40 ed
ora è adibita a rifugio alpino. La struttura ha subito negli anni
diversi miglioramenti: l’ultimo dei primi anni ’90 ha riguardato
un ampliamento (il progetto è stato in parte finanziato con la
programmazione dell’Interreg II) che ha dato alla struttura la forma
attuale. Fra tutte quelle visitate è l’unica che si presenta
con un rivestimento totalmente in legno, sia internamente che esternamente.
In zona è anche l’unica struttura ricettiva ad essersi già
dotata di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria,
con un impianto installato dagli stessi gestori già nel 1985 e
tuttora in funzione.
21 luglio - Rifugio Vannino Margaroli
Mercoledì 21 ci svegliamo nuovamente di buon’ora
per risalire tutta la Val Formazza,
fino all’abitato di Ponte. La meta della giornata sono due strutture,
il rifugio Vannino -Margaroli, sito a 2.194 m, in prossimità dell’omonimo
lago, ed il rifugio Miryam a 2.050 m, più a valle. Oggi ci muoviamo
in due team con competenze multidisciplinari, due economisti, un geografo
ed una laureata in scienze forestali. Prendiamo la prima seggiovia, alle
ore 8.00, che ci permette di guadagnare una buona oretta, e ci incamminiamo
lungo la mulattiera con un tempo che non lascia per nulla ben sperare.
Fortunatamente il cielo pare aprirsi e dopo un’ora e mezza di piacevole
camminata siamo alla prima meta della giornata, il Vannino-Margaroli.
Ci accoglie un gestore, Michele Bonzini, molto dinamico e ricco di idee
che coniugano la tradizionale offerta turistica di un rifugio del CAI
(nella fattispecie della Sezione di Domodossola) con un occhio di riguardo
anche alle nuove tecnologie come, ad esempio, l’installazione di
una postazione Internet messa gratuitamente a disposizione degli ospiti.
Sono numerose le opere e le migliorie che sono state proposte negli ultimi
anni al rifugio, sia per quanto concerne le attrezzature per l’erogazione
del servizio (ad esempio di ristorazione) sia di carattere più
strutturale; e le idee non mancano, a partire dal progetto di dotare la
struttura di un impianto per la produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili, nonostante l’allacciamento alla rete che serve la vicina
diga, che non rende problematica la fornitura.
20 luglio - Rifugio Zum Gora

Saliamo allo Zum Gora cortesemente accompagnati dal team di gestione,
risalendo la strada carrozzabile, adibita a solo uso pastorale, fino a
Cistella inferiore, borgata walser abitata fin verso la fine degli anni
’60. Da qui ci aspettano circa 30 minuti di comodo sentiero fino
alla località di Cistella Superiore. Non ci sono parole per descrivere
lo scenario che ci viene proposto. Cistella è un villaggio walser
perfettamente conservato: lo stesso rifugio Zum Gora (che in realtà
prende il nome da un borgo così chiamato di Cistella che in lingua
titzschu significa pressappoco “la cima prima del dirupo”)
è una casa walser originaria del 1645, come riporta la ancora esistente
trave centrale, con il caratteristico gioco ad intarsio dei legni, finemente
recuperata. Sempre di proprietà del gestore e di libero accesso
per gli ospiti abbiamo visitato la casa-museo, dove sono raccolti tutti
gli attrezzi da lavoro, a testimonianza di una cultura molto sentita in
questo territorio.
20 luglio - Rifugio Città di Arona
Questa mattina sveglia all’alba nel nostro campeggio in
località Foppiano, a qualche chilometro da Crodo (500 m), in posizione
abbastanza baricentrica alla “zona operativa”.
La meta è il rifugio Città di Arona (del C.A.I. di Arona,
a 1.753 m) in Alpe Veglia, secondo luogo di estremo interesse ambientale,
all’interno del Parco Naturale del Veglia Devero, meta di numerosi
turisti ogni stagione.
Lasciata l’automobile in località San Domenico (al posteggio
a pagamento – 3 euro alla giornata), frazione di Varzo, si imbocca
la mulattiera, aperta solo al traffico agro–silvo-pastorale, che
conduce all’Alpe in circa 1 ora e mezza di comoda e piacevole camminata.
Si apre un anfiteatro inaspettato, un pianoro molto ampio da cui la vista
può spaziare quasi a 360 gradi. Il rifugio è situato in
posizione ottimale per vedere le principali cime della zona, fra cui spicca
il Molte Leone che, con i suoi 3.553. m, è la cima più alta
delle Alpi Lepontine. La gestione, che opera presso la struttura da 6
anni, ha puntato molto su un turismo giovane, con l’ottica di far
sì che il rifugio divenga un luogo di incontro privilegiato per
la conoscenza e la condivisione dell’ambiente naturale.
19 luglio - Rifugio Castiglioni
Lunedì
19 luglio è iniziata la nostra “settimana di fuoco”,
che ci vedrà impegnati fino a giovedì, con due team sul
campo, per visitare 8 strutture site nelle varie valli del Verbano.
Oggi la tappa è il rifugio Castiglioni (1.640 m, del CAI di Gallarate),
sito nell’Alpe Devero, un luogo d’interesse naturalistico
davvero notevole, nel Parco Naturale del Veglia Devero.
L’Alpe è raggiungibile in pochi minuti, dopo aver lasciato
l’automobile nell’ampio posteggio (3 o 5 euro al giorno).
Lo scambio di opinioni con il gestore, Sig. Michele Galmarini, è
stato arricchente. Si nota come la struttura sia permeata dalla figura
del gestore, la cui famiglia da molti anni si occupa del Castiglioni.
La visita alla struttura, ai suoi spazi ed agli impianti, e lo scambio
di idee con il gestore, sia per ciò che concerne l’erogazione
dell’offerta turistica alle alte e medie quote hanno permesso di
trarre notevoli spunti per inquadrare la tipologia di turista che frequenta
queste zone. Da segnalare, oltre alla bellezza del luogo, anche l’area
di arrampicata antistante il rifugio, con possibilità di praticare
il bouldering, teatro, ogni hanno, del Devero block, ritrovo molto conosciuto
dagli appassionati di questa disciplina.
14-15 luglio - Rifugi Claudio e Bruno, 3A e Città di Busto
Anche questa settimana sono proseguite le visite nei Rifugi che partecipano
al progetto V.E.T.T.A.,
nel
Verbano Cusio Ossola. Il team di ricerca del Dipartimento di Scienze Merceologiche
ha iniziato a percorrere la Val Formazza, a partire del Rifugio
Claudio e Bruno, Mercoledì 14 luglio. Il rifugio, di proprietà
dell'Operazione Mato Grosso si trova a monte del lago del Sabbione, a
breve distanza dal ghiacciaio Strahlgrat-Hohsand. Il percorso di accesso
ha inizio dal lago Morasco, prosegue risalendo il vallone del Sabbione,
fino all’omonimo lago e costeggiandolo, successivamente in sinistra
orografica, lungo un evidente sentiero che conduce al rifugio, a quota
2710 m slm, dopo circa 3 h.
Ad accogliere i ricercatori, un team affiatato di volontari e molti ragazzi
di scuole salesiane che trascorrono un periodo di vacanza e di conoscenza
della natura in alta quota.
Dopo
la visita del Rifugio, e la compilazione del questionario per la banca
dati tecnico-gestionale, ci si è diretti verso il Rifugio
3A, anch’esso di proprietà dell’OMG. Siamo
giunti al Rifugio, a quota 2.960 m slm, in mezzo alle nuvole che, di tanto
in tanto, si diradavano, permettendoci di apprezzare un paesaggio di alta
quota di notevole pregio. Dopo aver preso in esame gli impianti del Rifugio,
è stato possibile dialogare piacevolmente, fino all’ora del
silenzio, con le quattro persone che lo stanno gestendo in questo periodo.
L’O.M.G. si fonda sul volontariato di giovani che, da anni, sono
affiancati da tanti gruppi di adulti (genitori dei ragazzi, amici, famiglie),
che con innumerevoli iniziative collaborano per sostenere economicamente
le missioni in America Latina. In quest’ottica si inserisce il lavoro
svolto sulle montagne italiane, che ha riguardato il recupero di dieci
edifici, oggi adibiti a rifugio (www.rifugi-omg.org),
e la costruzione di quattro rifugi in Perù, nella Cordillera Blanca,
con la collaborazione delle popolazioni locali.
Il giorno seguente siamo partiti di buon’ora alla volta del Rifugio
Città di Busto, di proprietà del CAI –
Sezione
di Busto Arsizio, situato a 2480 m nel Piano dei camosci. Si tratta del
primo rifugio edificato in Val Formazza, inaugurato il 20 settembre 1927.
Ristrutturato ed ammodernato in varie fasi, si presenta ora come una struttura
adeguata alle aspettative degli attuali frequentatori che, grazie all’esperienza
del gestore, possono apprezzare vari elementi della tradizione locale
e cimentarsi in numerose escursioni e traversate. Abbiamo compiuto un’ampia
visita della struttura e delle dotazioni impiantistiche, commentandone
la funzionalità col gestore, il Sig. Marco Valsesia, che da oltre
trent’anni svolge questa attività. Scesi a valle, abbiamo
gradualmente abbandonato le piacevoli temperature della Val Formazza per
giungere ai 38°C di Torino, dove abbiamo pianficato le visite della
settimana prossima.
8 luglio - Rifugio Monte Zeus
La
quarta struttura ad essere visitata è stata il rifugio Monte Zeus,
localizzato in Frazione Crego, a pochi chilometri da Baceno a 780 m s.l.m.
Si respira un’aria di attività intensamente orientate allo
sport, alla promozione di molteplici attività, tutte aventi come
sfondo la montagna, per portare i giovani a viverla secondo mille dimensioni.
L’esperienza del Gestore, Sig. Marco Tosi, Guida Alpina, nell’organizzazione
di attività ed eventi di alto profilo sportivo confluiscono in
questa struttura, che è tata recuperata con un occhio alla tradizione
e l’altro alla funzionalità.
Il Rifugio si raggiunge in auto ed è collocato in un piccolo centro
abitato che vede nel limitrofo Santuario di Maria Immacolata un’attrazione
di pregevole fattura.
8 luglio - Rifugio Crosta
La giornata dell’8 luglio è iniziata presto al campeggio
Le Betulle, ad Antronapiana, dove abbiamo allestito il
primo
campo base. La pioggia, durante la notte, ha smentito le previsioni che
assicuravano bel tempo per tutta la settimana. Percorso in auto il tratto
tra Antronapiana a Varzo, abbiamo iniziato il percorso in mezzo alle nuvole
ed abbiamo rapidamente raggiunto il Rifugio Crosta all’Alpe Solcio,
sito a 1.751 m di quota. La struttura ci è stata presentata da
uno dei gestori, la Sig.ra Marina, che ci ha comunicato in modo molto
efficace la passione che li ha condotti al Rifugio dal Veneto. La storia
del rifugio, costruito attorno al 1920, ha visto succedersi vari soggetti
e finalità, ma il Rifugio è ancora oggi, un riferimento
per la popolazione della Valdivedro.
Attività con le scuole per l’avvicinamento all’arrampicata
e, più in generale, alla montagna rientrano nei programmi di una
struttura oggetto di continue migliorie, progettate considerando le opportunità
offerte dal mercato, in un’ottica di sostenibilità ambientale
ed economica.
Da segnalare la palestra di roccia, con 24 vie attrezzate, con diverse
difficoltà, dal 5 al 7a+.
7 luglio - Rifugio Città di Novara
Nella giornata del 7 luglio, al ritorno dal Rifugio Andolla, abbiamo incontrato
il gestore del Rifugio Città di Novara, in frazione Alpe Cheggio,
ad una decina di chilometri da Antronapiana. La visita e l’intervista
al Gestore, il Sig. Mariano Scotto sono iniziate nel pomeriggio e si sono
protratte durante la cena. Oltre agli aspetti impiantistici, il colloquio
ha riguardato le migliorie già programmate nel rifugio e la tipologia
degli ospiti che frequentano una struttura facilmente raggiungibile, aperta
anche in inverno, durante i fine settimana.
L’esperienza del Gestore, che per 16 anni ha condotto una struttura
d’alta quota a Bardonecchia (Provincia di Torino) ci ha portati
a riflessioni comparative di due realtà montane del Piemonte dalle
caratteristiche profondamente diverse. Inoltre ci si è soffermati
sulle azioni condotte di concerto con altri gestori, volte a favorire
la costruzione di una strategia comune per far apprezzare all’ospite
le diverse valenze della Valle Antrona.
7 luglio - Rifugio Andolla
È stato il Rifugio Andolla la prima meta del progetto V.E.T.T.A.
nel Verbano Cusio Ossola del team di ricerca del Dipartimento di Scienze
Merceologiche. Mercoledì 7 luglio, Riccardo Beltramo, Stefano Duglio
ed Andrea Ristagno hanno percorso l’incantevole itinerario che conduce
dal Lago dei Cavalli al Rifugio. Nella giornata, con tempo ottimo, i ricercatori
hanno tratto spunti interessanti per idee di turismo alle medie quote,
osservando le molteplici opportunità offerte dalle strutture, a
partire dalla diga (foto). Sono state rilevate anche le condizioni del
sentiero, dedicando attenzione ai punti esposti a fenomeni valanghivi.
Giunti al Rifugio, oltre all’incontro col gestore ed alla visita,
con rilevazione delle caratteristiche degli impianti e delle modalità
di gestione, vi è stato un dialogo cordiale con alcuni soci del
CAI Villadossola e con il Presidente, Renato Boschi, tutti impegnati in
lavori di ampliamento che permetteranno di avere una sala da adibire a
gruppi di studio ed a conferenze, oltre ad alcune stanze per favorire
il turismo di nuclei famigliari.
Dalla struttura si gode un panorama incantevole sull’anfiteatro
delle montagne che dividono l’Italia dalla Svizzera, fra cui spiccano
il Pizzo Andolla (3.654 m) ed il Pizzo del Loranco (3.365 m).
5 luglio - Rifugio GASB
Lunedì 5 luglio, con la salita al Monte Fenera, è stato
visitato il rifugio del GASB, Gruppo Archeologico Speleologico di Borgosesia,
costruito per avere una base d'appoggio per le ricerche archeologiche
nelle vicine grotte. Lungo l’itinerario, grazie all’incontro
con docenti, dottorandi e studenti dell’Università di Ferrara,
abbiamo appreso notizie sulle attività di ricerca condotte presso
le Grotte del Fenera, assai numerose ed alcune di rilevante interesse
archeologico. Tra queste, il Grottone (Ciutaron), la Grotta Chiara (Ciotta
Ciaira) e la Grotta della Finestra. Nel loro interno sono stati rinvenuti
resti faunistici in prevalenza dell'Orso delle Caverne (Ursus Spelaeus,
estintosi 20.000 anni fa) che ivi si rifugiò per alcuni millenni,
per trascorrere il freddo inverno. Altri rinvenimenti riguardano industrie
e culture di gruppi umani, insediatisi ancor prima dell'era romana. In
particolare, sono venuti alla luce numerosi strumenti di pietra scheggiata,
attribuibili all'Uomo di Neanderthal, vissuto in questi luoghi circa 50.000
anni fa.
Il Rifugio, oggetto di intereventi da parte dei volontari del GASB, offre
un servizio analogo a quello delle capanne sociali del CAI. La visita,
guidata dall’ing. Binotti del GASB ed avvenuta con la Prof.ssa Romani
dell’Università di Firenze, ha messo in rilievo i vari interventi
eseguiti ed i margini di miglioramento che si aprono, alla luce dell’importanza
che il turismo culturale riveste per l’intero Parco del Monte Fenera,
all’interno del quale è collocata la struttura.